La morte programmatica

Il video con sottofondo di piano con cui l’Associazione Coscioni e i Radicali italiani hanno lanciato ieri la campagna per introdurre l’“eutanasia legale” in Italia mostra involontariamente, nella sua patinata e militante soavità, lo scarto devastante tra le parole di una donna disperata – la settantasettenne malata di tumore al fegato che continua a ripetere di aver paura di soffrire, di voler morire per essere padrona di sé, mentre continua a frugare nei suoi astucci da viaggio in una stanza d’albergo – e la finzione compassionevole di una morte mandata giù “con una bibita”. Tutto questo, tra le sollecite braccia di un’associazione elvetica specializzata nell’omicidio dei consenzienti.
3 MAG 13
Ultimo aggiornamento: 23:56 | 23 AGO 20
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Il video con sottofondo di piano con cui l’Associazione Coscioni e i Radicali italiani hanno lanciato ieri la campagna per introdurre l’“eutanasia legale” in Italia mostra involontariamente, nella sua patinata e militante soavità, lo scarto devastante tra le parole di una donna disperata – la settantasettenne malata di tumore al fegato che continua a ripetere di aver paura di soffrire, di voler morire per essere padrona di sé, mentre continua a frugare nei suoi astucci da viaggio in una stanza d’albergo – e la finzione compassionevole di una morte mandata giù “con una bibita”. Tutto questo, tra le sollecite braccia di un’associazione elvetica specializzata nell’omicidio dei consenzienti. Non solo malati terminali: a cercare e trovare il suicidio assistito in Svizzera ci sono anche persone semplicemente depresse, basta che una commissione di tre medici riconosca l’“irreversibilità” della loro condizione, come è accaduto per il politico Lucio Magri e per il giudice calabrese Pietro D’Amico.
Sono fatti sui quali molto ci sarebbe da discutere. Ma la questione ora politicamente rilevante è addirittura preliminare: a che gioco hanno deciso di giocare, i Radicali? Davvero pensano che tra le priorità del governo appena avviato – dove siede come ministro degli Esteri la Radicale Emma Bonino – debbano esserci certi presunti “diritti di libertà”? Come quello di ottenere la morte “on demand”, magari passando per l’autorizzazione della Asl? E davvero i Radicali pensano che quello italiano sia un regime illiberale, un’odiosa dittatura partitocratica, perché il suo ordinamento continua a considerare inammissibili l’eutanasia e il suicidio assistito? Possiamo riconoscerci nel mondo rappresentato da quel video, dove la merce da vendere è la “buona morte”, accompagnata da una musica ipnotica a commento delle parole di una donna sola e impaurita? Le risposte a queste domande non sono irrilevanti. La scelta delle priorità e la valutazione della sostenibilità di certe battaglie possono essere immiserite da piccoli calcoli (“approfittiamo della Bonino al governo”?) o possono essere fondate su un diverso senso di responsabilità (e su una diversa idea di umanità, ma questo è un altro discorso).